Il lungo Ottocento e le sue immagini

Politica, media, spettacolo
a cura di
Vinzia Fiorino, Gian Luca Fruci, Alessio Petrizzo

Celebrità, dive, dandies.
Il mito fotografico tra belle époque e modernismo

di Federica Muzzarelli

Il saggio ruota attorno alla nozione di “celebrità” e al ruolo che il mezzo fotografico ha avuto nel determinarne la definizione fra Otto e Novecento. Se lo strumento fotografico è ciò che ha permesso ai miti di diventare delle celebrità, è perché questa dimensione ha a che vedere con un’estensione spaziale così ampia, ed è resa concreta da testimonianze visive che devono essere riproducibili in tali quantità, da non poterla immaginare come preesistente all’invenzione di un mezzo di riproduzione tecnologico. È solo con la fotografia che si afferma la possibilità dell’autocostruzione mediatica nel culto della propria immagine. Per un narcisista esperto di comunicazione come Gabriele D’Annunzio, un’egocentrica divenuta stereotipo dell’immaginario collettivo come Cléo de Mérode, una new woman trasgressiva e controcorrente come Nancy Cunard, l’immagine fotografica non può che costituire un valido e inedito passaporto per l’eternità e, dunque, per il mito.

 

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